Intervista a cura di Simona Petrozzi
Dr.ssa Giulia Gianfilippo, specialista in Farmacologia e Tossicologia Clinica, divulgatrice scientifica:
«Il mare non è una medicina, ma è un potente alleato del nostro benessere: ci ricorda quanto movimento, luce naturale, riposo e contatto con l’ambiente siano fondamentali per l’equilibrio del nostro organismo. Forse il suo regalo più grande è proprio questo: ricordarci come stare bene, anche quando il mare è lontano».
L’ambiente marino ed il nostro organismo
Dr.ssa Giulia Gianfilippo:
Dal punto di vista scientifico, l’ambiente marino può essere considerato un ecosistema di stimoli fisici, sensoriali e comportamentali che agiscono contemporaneamente sul nostro organismo. Non esiste, quindi, un unico “fattore mare” responsabile del benessere percepito, ma una combinazione di elementi: esposizione alla luce naturale, attività fisica, immersione in acqua, temperatura, caratteristiche dell’aria, paesaggio e stimolazione sensoriale.
A questi aspetti si aggiunge un cambiamento importante delle nostre abitudini. Al mare tendiamo a trascorrere più tempo all’aperto, camminare e nuotare maggiormente, ridurre la sedentarietà e, spesso, rallentare il ritmo della giornata.
Il beneficio dell’ambiente marino va quindi interpretato attraverso una visione integrata dell’organismo, nella quale sistema cardiovascolare, muscolo-scheletrico, neuroendocrino e dimensione psicologica interagiscono continuamente con l’ambiente circostante.
Aerosol marino: quando camminiamo sulla battigia respiriamo l’aria di mare.
Quali sostanze contiene e quali sono i benefici reali per l’apparato respiratorio e immunitario?
Dr.ssa Giulia Gianfilippo:
L’azione delle onde e del vento determina la formazione di minuscole particelle di aerosol marino, costituite prevalentemente da sali derivati dall’acqua di mare, tra cui sodio e cloruro, insieme ad altri componenti presenti in concentrazioni variabili.
È però fondamentale distinguere il benessere associato alla permanenza in ambiente marino da un vero effetto terapeutico. Respirare sulla battigia non equivale a effettuare un’aerosolterapia, né possiamo affermare che l’aerosol marino “rafforzi” direttamente il sistema immunitario.
Il benessere respiratorio percepito al mare può essere il risultato di molteplici fattori: maggiore permanenza all’aperto, attività fisica, caratteristiche microclimatiche e, in determinati contesti, una diversa esposizione agli inquinanti rispetto agli ambienti chiusi e urbani.
Il messaggio scientificamente più corretto è quindi considerare l’aria marina come uno degli elementi di un ambiente potenzialmente favorevole al benessere respiratorio, evitando di attribuirle proprietà farmacologiche o immunostimolanti non sufficientemente dimostrate.
Gli Oligoelementi e la pelle
Dr.ssa Giulia Gianfilippo:
L’acqua salata è ricca di minerali, contenendo principalmente: sodio e cloruro, ma anche magnesio, calcio, potassio e numerosi altri elementi. Il contatto con questa soluzione salina modifica temporaneamente le caratteristiche dell’ambiente superficiale della cute e la balneoterapia è stata studiata anche nell’ambito di alcune condizioni dermatologiche.
È importante, tuttavia, non confondere l’esposizione cutanea con un’assunzione sistemica significativa di questi elementi. In particolare, lo iodio riveste un ruolo fondamentale nella fisiologia tiroidea, essendo indispensabile per la sintesi degli ormoni tiroidei, ma il suo fabbisogno viene soddisfatto principalmente attraverso l’alimentazione. Il bagno in mare non può quindi essere considerato una modalità di integrazione dello iodio né una terapia per la tiroide.
Anche sulla pelle è necessario mantenere un approccio equilibrato: l’acqua salata può essere ben tollerata da alcune persone, mentre in altre, soprattutto in presenza di cute sensibile o alterazione della barriera cutanea, sale, vento e sole possono favorire secchezza e irritazione. Per questo, dopo il bagno, può essere utile risciacquare la pelle e ripristinarne l’idratazione.
I vantaggi specifici per la circolazione e il sistema muscolo-scheletrico
Dr.ssa Giulia Gianfilippo:
L’esercizio in acqua presenta caratteristiche fisiologiche e biomeccaniche peculiari determinate principalmente da galleggiamento, pressione idrostatica e resistenza dell’acqua.
Il galleggiamento riduce il carico gravitazionale e quindi lo stress meccanico esercitato su articolazioni e strutture muscolo-scheletriche. Contemporaneamente, la resistenza opposta dall’acqua al movimento permette di coinvolgere la muscolatura durante l’esercizio.
La pressione idrostatica esercitata dall’acqua sul corpo determina inoltre una redistribuzione dei liquidi e modifica alcune dinamiche cardiovascolari, compreso il ritorno venoso.
Queste caratteristiche spiegano perché l’esercizio in acqua venga utilizzato anche in numerosi programmi di attività motoria e riabilitazione. Non significa, tuttavia, che sia universalmente superiore all’attività a terra: rappresenta piuttosto una modalità di esercizio con caratteristiche differenti, che può risultare particolarmente interessante quando si desidera associare movimento e riduzione del carico articolare.
Cosa succede al nostro cervello quando guardiamo l’orizzonte o ascoltiamo il suono delle onde?
Dr.ssa Giulia Gianfilippo:
“Blue Mind” è un’espressione molto suggestiva a volte usata ma dal punto di vista scientifico, è preferibile parlare di blue spaces, ovvero: ambienti naturali caratterizzati dalla presenza dell’acqua.
Nella vita quotidiana, il nostro cervello è sottoposto a una continua richiesta di attenzione: notifiche, traffico, lavoro, rumori e informazioni che si susseguono rapidamente.
L’ambiente marino offre una stimolazione sensoriale profondamente diversa.
L’orizzonte, il movimento ritmico dell’acqua e il suono relativamente regolare delle onde possono inserirsi in un contesto favorevole al rilassamento, al recupero attentivo e al benessere psicologico.
È importante sottolineare che non esiste un effetto “magico” determinato semplicemente dal colore blu. Il beneficio deriva probabilmente dall’esperienza complessiva: ambiente naturale, acqua, luce, movimento, suoni, attività fisica e temporanea riduzione degli stimoli stressanti della quotidianità.
Esposizione all’ambiente marino e riduzione dei livelli di cortisolo
Dr.ssa Giulia Gianfilippo:
Il cortisolo viene spesso descritto semplicisticamente come “l’ormone dello stress”, ma è in realtà un ormone essenziale per la nostra fisiologia, coinvolto nella risposta adattativa dell’organismo e caratterizzato da un preciso ritmo circadiano.
Per questo è preferibile non affermare in maniera assoluta che “il mare abbassa il cortisolo”. Il punto centrale riguarda piuttosto la regolazione della risposta allo stress.
Trascorrere tempo in un ambiente naturale, praticare attività fisica, riposare meglio, esporsi alla luce naturale e ridurre temporaneamente l’iperstimolazione quotidiana sono tutti elementi che possono contribuire al benessere psicofisico e a una migliore gestione dello stress.
Il mare, quindi, non deve essere considerato una “terapia contro il cortisolo”, ma un ambiente che può favorire una condizione complessivamente più favorevole al recupero psicofisico e alla regolazione dei sistemi dello stress.
Finiti i giorni di vacanza, quali adattamenti fisiologici o benefici biologici rimangono attivi nel nostro corpo e per quanto tempo?
Dr.ssa Giulia Gianfilippo:
È importante distinguere gli effetti fisiologici acuti dagli adattamenti determinati dalla ripetizione di comportamenti salutari.
Gli effetti immediati di una nuotata, dell’immersione o di una passeggiata sulla spiaggia sono per loro natura transitori. Non esiste una sorta di “riserva biologica del mare” che rimanga attiva nel nostro organismo per settimane.
Tuttavia, una vacanza durante la quale abbiamo camminato quotidianamente, nuotato, dormito meglio, trascorso più tempo all’aperto e ridotto la sedentarietà può contribuire a migliorare temporaneamente la nostra condizione psicofisica.
La vera eredità del mare può essere soprattutto comportamentale: trasformare ciò che abbiamo riscoperto durante la vacanza in uno stile di vita più attivo e sostenibile.
In questo senso, il beneficio più duraturo del mare potrebbe non essere soltanto ciò che il mare lascia nel nostro organismo, ma ciò che noi decidiamo di portarci via dal mare.
Quali buone abitudini legate al mare possiamo integrare nella vita di tutti i giorni in città per prolungare questa sensazione di benessere?
Dr.ssa Giulia Gianfilippo:
Non possiamo portare il mare in città, ma possiamo certamente trasferire nella quotidianità alcuni dei comportamenti che spontaneamente adottiamo quando siamo in vacanza.
Innanzitutto il movimento: camminare ogni giorno, ridurre la sedentarietà e mantenere un’attività fisica regolare. È altrettanto importante trascorrere tempo all’aperto, ricercare l’esposizione alla luce naturale, soprattutto nella prima parte della giornata, e mantenere una buona regolarità del sonno.
Possiamo inoltre recuperare momenti di minore stimolazione digitale, concedendoci passeggiate senza essere continuamente interrotti da telefono, e-mail e notifiche.
Infine, quando possibile, frequentare parchi e altri ambienti naturali, compresi fiumi e laghi.
In fondo, durante le vacanze facciamo spesso spontaneamente ciò che le strategie di prevenzione ci suggeriscono durante tutto l’anno: muoverci, dormire adeguatamente, trascorrere tempo all’aperto e concedere al nostro organismo momenti di recupero.

