Giustizia. Photo free da Pixabay
Di Valentina Spagnolo
Pubblicato: 12 Marzo 2026

I nodi tecnici del Referendum sulla Riforma della Giustizia

Facciamo chiarezza sul prossimo Referendum sulla giustizia

Affrontiamo il tema della giustizia e del prossimo referendum concentrato sulla sulla separazione delle carriere. Nonostante le posizioni esterne non portino ad una visione spesso equilibrata sulle reali esigenze della Riforma, cerchiamo attraverso una lente tecnica di approfondire lucidamente il tema.
L’importanza di andare a votare è una delle riflessioni principali e rilevante, da non sottovalutare come anticipa il Prof. Alessio Savarese.

Prof. Avv.to Alessio Savarese:

“Prima ancora di entrare nel merito tecnico della riforma, credo ci sia un punto da affermare con chiarezza: andare a votare conta, e conta ancora di più per chi studia il diritto. Il cittadino ha sempre una responsabilità democratica; ma il giovane giurista, lo studente di giurisprudenza, l’avvocato, il magistrato, chi si forma oggi nelle professioni legali, ha una responsabilità ulteriore. Qui non si discute di una norma lontana o astratta: si discute dell’assetto della giurisdizione, cioè di un sistema che quei giovani stanno studiando oggi e dentro il quale domani lavoreranno. Per questo il mio invito, del tutto neutro rispetto all’esito del voto, è semplice: informarsi bene e partecipare“.

Cerco di spiegare perché si vota, su cosa si vota e quali sono i nodi tecnici principali di questa riforma, così che ciascuno possa maturare una scelta consapevole”.

Perché si va a votare

“Si va a votare perché il Parlamento ha approvato una legge di revisione costituzionale sulla magistratura, ma nella seconda votazione non si è raggiunta in entrambe le Camere la maggioranza dei due terzi. In questi casi, l’articolo 138 della Costituzione consente di chiedere il referendum confermativo. Dunque gli elettori sono chiamati ad approvare o respingere il testo. È importante ricordare anche un dato tecnico: in questo tipo di referendum non c’è quorum di partecipazione; conta la maggioranza dei voti validi”.

“In modo molto semplice: il referendum chiede ai cittadini se vogliono confermare oppure no una riforma costituzionale che ridisegna l’assetto della magistratura ordinaria. Il cuore della riforma è triplice: separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura, e istituzione di una nuova Alta Corte disciplinare”.

Punto 1: separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti

“Il primo punto decisivo è la separazione delle carriere. La riforma inserisce in Costituzione la distinzione tra magistrati della carriera giudicante e magistrati della carriera requirente. Tradotto: giudici e pubblici ministeri restano entrambi dentro l’ordine giudiziario, ma la distinzione delle rispettive carriere diventa un principio costituzionale, non più solo una scelta di legislazione ordinaria. Tecnicamente, questo significa che il dualismo tra chi giudica e chi esercita l’azione penale viene rafforzato a livello costituzionale.

Il primo nodo è capire se l’ordinamento debba continuare a concepire giudici e pm dentro un assetto più unitario, oppure se la distinzione debba essere scolpita direttamente in Costituzione. La riforma sceglie la seconda strada”.

Punto 2: due CSM distinti e nuova composizione degli organi di autogoverno

“Il secondo punto cruciale è l’autogoverno della magistratura. Oggi il sistema ruota attorno a un unico Consiglio superiore della magistratura; la riforma prevede invece due organi distinti: il CSM giudicante e il CSM requirente. A ciascuno spetterebbero, per la propria area, assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e conferimento delle funzioni. La presidenza resterebbe in capo al Presidente della Repubblica, ma cambia un altro aspetto molto delicato: la composizione dei due Consigli, perché gli altri componenti non sarebbero più eletti come oggi, ma estratti a sorte da elenchi di laici e di magistrati.

Dal punto di vista tecnico, questo è forse uno dei passaggi più incisivi della riforma, perché non cambia solo il rapporto tra giudici e pm, ma anche il modo in cui si organizza il loro autogoverno.

Il terzo punto essenziale è la giustizia disciplinare. La riforma istituisce una Alta Corte disciplinare, alla quale viene attribuita in via esclusiva la giurisdizione disciplinare nei confronti dei magistrati ordinari, sia giudicanti sia requirenti. Oggi questa competenza è esercitata dalla sezione disciplinare del CSM; con la riforma verrebbe spostata in un organo autonomo, composto da quindici membri, selezionati in parte per nomina e in parte per sorteggio”.

Il terzo nodo non è secondario: non si interviene solo sulle carriere e sul CSM, ma si ridisegna anche il sistema di responsabilità disciplinare dei magistrati, affidandolo a una nuova Alta Corte.

“Accanto a questi tre nuclei principali, la riforma tocca anche altri profili collegati: l’articolo 106 sull’accesso alla Cassazione, l’articolo 107 sull’inamovibilità in rapporto al rispettivo CSM, e l’articolo 110 nei rapporti del Ministro della giustizia con i nuovi organi di autogoverno. Ma, a mio avviso, i tre veri assi da capire bene sono quelli appena indicati: separazione delle carriere, sdoppiamento del CSM, Alta Corte disciplinare.

Il punto, allora, non è dire ai cittadini come votare, ma aiutarli a capire che cosa stanno votando. E qui torno al messaggio iniziale: i giovani giuristi non possono essere spettatori distratti. Hanno una responsabilità democratica, culturale e professionale ancora più forte, perché questa riforma riguarda direttamente l’architettura della giustizia che studiano oggi e dentro la quale domani saranno chiamati ad operare”.

Prof. Alessio Savarese
Biografia
Alessio Savarese
Link e contatti

Il Prof. Avv. Alessio Savarese si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II con 110 e lode, per poi conseguire la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali e un Master di II livello in Management e Governance delle Politiche di Coesione. È Delegato e Custode giudiziario alle vendite presso i Tribunali ed insegna presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. È inoltre fondatore e direttore scientifico del Centro Studi Piero Calamandrei, tra le più autorevoli scuole italiane per la preparazione all’esame di avvocato e dei concorsi pubblici. Nel corso della sua attività, l’Avv. Alessio Savarese è stato più volte ospite di trasmissioni televisive su reti nazionali, nell’ambito di approfondimenti dedicati a questioni e tematiche giuridiche.
Con sedi a Napoli, Roma, Milano, Dubai, Miami è un punto di riferimento in quattro aree strategiche:

  • Risarcimento danni
  • Recupero crediti
  • Diritto del lavoro
  • Questioni successorie

Per approfondire visita il suo sito https://www.avvocatoalessiosavarese.it/