Approfondimento ad intervista a cura di Valentina Spagnolo
Una petizione al Governo per “dati effettivi” sulle violenze domestiche
Intervista con gli Avv.ti Antonella Esposito Gagliardi, Segretario della Commissione Diritto degli Affetti del Coa di Napoli, precedentemente Coordinatore Commissione Famiglia del Coa di Napoli, Presidente di “Potere ai diritti” ed Anna Marcone, componente della Commissione Diritto degli Affetti del Coa di Napoli, Segretario della APS “Potere ai Diritti”.
In questo articolo, si è scelto di approfondire tramite un’esperta, ancora una volta la tematica rivolta alle violenze contro la persona.
Ma l’accento è qui posto, in un’ottica più ampia ed estesa. Nella ricerca, dunque, di un comune denominatore nel definire la violenza. In cui si possano rivedere delle tutele rivolte ad entrambi i sessi.
In cui, si vuole meglio analizzare la radice del fenomeno, frutto di una corroborazione del rapporto in cui spesso la coppia non riesce a gestire, innanzitutto, una sana comunicazione. Arrivando poi, ad una degenerazione anche estrema e complessiva, nelle dinamiche delle relazioni interpersonali.
Sul richiamo normativo della Convenzione di Istanbul, il lavoro coordinato degli Avvocati introdotti, si è dedicato alla ricerca di una reale corrispondenza dei principi normativi sovranazionali.
La loro esperienza professionale e le stesse testimonianze delle vittime di violenza domestica, fanno emergere con ogni criticità la necessità e l’urgenza di trovare una definizione ferma su tale fenomeno. Non fermandosi ad una circoscrizione del singolo caso e lasciandolo passare come un discorso anacronistico.
Il fenomeno delle aggressioni domestiche e delle svariate forme e sfumature della violenza, sia fisica sia psicologica, si manifestano anche su parte dei soggetti maschili. Purtroppo, come sottolineano gli avvocati esperti in diritto di famiglia e impegnati nell’analisi del fenomeno da tempo, non è maturata una vera e profonda consapevolezza sul delicato argomento.
Senza escludere poi l’emergenza in corso sugli efferati femminicidi che attanagliano in particolare il nostro paese. Opportuno e giusto aprire un’analisi a trecentosessanta gradi sul fenomeno.
Se ne parla davvero poco di violenza sugli uomini e le norme del diritto internazionale, invece, richiamano l’attenzione su una definizione di violenza ben precisa. E soprattutto su un elemento qui sostenuto per l’adozione imprescindibile della ricerca di dati effettivi sulle violenze. Ciò, per consentire un monitoraggio del fenomeno reale, completo. Capace di andare oltre una distinzione di genere delle vittime, quando si tratta di violenza.
Sulla base di queste premesse, vogliamo soffermaci e sollevare l’attenzione sul tema della “violenza sulla persona”. Se riflettiamo, l’estensione del fenomeno della violenza domestica oltre il genere, consente una comprensione del fenomeno della stessa, ancora maggiore. Permettendo, al contempo un lavoro concreto nell’individuazione di ogni fattore scatenante.
Gli Avvocati, pocanzi introdotti, hanno sposato questa causa sostenendo l’attenzione sul silenzio imperante su questo importante tema. E si stanno attivando concretamente mediante una petizione rivolta al Governo. Le due professioniste e sostenitrici della petizione accanto ai loro colleghi, mirano ad aprire un varco verso la ricerca di nuove possibilità del contrasto alla violenza, partendo da una nuova consapevolezza.
La petizione, propone un richiamo alla prescrizione sovranazionale appena menzionata, per un’effettiva e costante ricerca dei dati sulle violenze domestica di ogni genere.
In specifico, questa petizione: è “una richiesta raccolta dati statistici sulla violenza domestica maschile, rivolta al Governo per applicazione della Convenzione di Istanbul divenuta legge italiana dal 2013 e dal 2023 legge dell’Unione Europea”. Uscendo fuori da schemi e dinamiche che non hanno fin ora diminuito i casi di violenza anche contro le donne. Dove, neanche la riformulazione giuridica e sanzionatoria dei reati ne ha saputo porre un limite.
In un contesto sociale, dove i fattori psico-sociali e relazionali sono certamente il luogo di comprensione. Dove nella degenerazione dei rapporti di coppia, si è sempre in due. Inoltre, è importantissimo non tralasciare l’attenzione e l’analisi al singolo caso e contesto. Ciò proprio per evitare il rischio superficiale della generalizzazione. Oltretutto, evitando anche una costante minimizzazione del fenomeno, fermo ad un’identica radice degli abusi.
La Funzione sociale dell’Avvocato nel contesto delle violenze

Photo Free Pixabay
L’Avv.to Anna Marcone: da oltre venti anni di occupa di diritto di famiglia con particolare attenzione ai temi del sociale.
È uno dei soci fondatori di “Potere ai Diritti”, associazione APS iscritta al RUNTS che nasce tra psicologi ed avvocati, che si occupano di diritto di famiglia e nell’ambito della loro esperienza professionale hanno riscontrato casi di violenza sugli uomini, domestica oltre alla violenza di genere.
L’Associazione, ha come obiettivo quello di tutelare le vittime, i fragili, le persone che subiscono violenza nell’ambito delle loro disabilità e particolari condizioni. In questo momento specifico, si sta rivolgendo alle vittime di violenza maschile e per questo abbiamo lanciato l’ultima petizione, come introdotto e spiegato.
L’Avv.to Anna Marcone:
«L’Avv.to Antonella Esposito Gagliardi, è almeno quindici anni che si occupa di famiglia, rivestendo cariche all’interno delle Commissioni presso il Coa di Napoli che trattano i temi della famiglia e poi da due anni circa, è Segretario della Commissione Diritto degli affetti del Coa di Napoli, di cui fa parte anche all’Avvocato Angelo Pisani, ideatore del progetto SOS 1523. Assistenza aperta a tutti coloro che hanno bisogno di aiuto, concepiti come “fascia debole”.
La novità è che l’assistenza non si rivolge soltanto alle donne, ma a tutti: fragili, anziani, disagiati, minori.
Ciò serve per fare attività di promozione dei nuovi diritti, competendo agli avvocati vicini alla gente».
La “carta della bigenitorialità”

Photo Free Pixabay
L’Avv. Anna Marcone:
«Con altri professionisti, abbiamo dato vita alle “carta della bigenitorialità“, registrata in Siae come una sorta di diritto del fanciullo.
Poi abbiamo promosso una serie di eventi per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi inesplorati: sollevando l’attenzione sul fatto che esiste anche la violenza sugli uomini, non lontana poi da ogni donna.
Pensando ad un figlio, fratello e quindi ad un legame indiretto con la donna.
La Convenzione di Istanbul, viene messa a servizio solo della violenza di genere portando con sè tutte quelle attività che sono solo a tutela delle donne. Ma se letta in maniera approfondita, vediamo che si rivolge alla violenza di genere; all’art.3, infatti, si parla di “violenza domestica”, rivolgendosi anche agli uomini ed esplicitandolo in più parti della Convenzione.
Prima o dopo il matrimonio, durante, estendendosi a bambini e uomini».
Una lettura ad interpretazione dell’Art.11 della Convenzione di Istanbul
L’Avv.to Anna Marcone:
«La nostra petizione nasce, leggendo all’art.11 la Convenzione nel sollecito agli Stati membri di fornire dati disaggregati sulla violenza domestica e di genere.
I dati Istat sono commissionati dal Ministero degli Interni . Pur dato il supporto associativo, la raccolta di dati aggregati non è reale. In quelle statistiche si trovano anche dati relativi a “liti condominiali”, per esempio, scevri di una classificazione di violenza. Non abbiamo ancora dati precisi. L’Italia, inoltre, non si è preoccupata. E non ha adempiuto per interesse politico. Non volendo far emergere il fenomeno.
Si assiste ad un appiattimento del fenomeno giuridico. Non andando oltre una visione di promulgazione che passi attraverso anche l’educazione.
Pensiamo ai casi di stalking, in cui vittima e carnefice si relazionano in maniera malata nel rapporto in sé. E Alla violenza come conseguenza di un rapporto non equilibrato nel rapporto sentimentale e coniugale, di natura sia fisica sia psicologica.
Sicuramente il numero dei femminicidi è o più alto, ma non sono i numeri che corrispondono alla completa natura del fenomeno.
Non siamo di fronte ad una informazione completa, approfondita e chiara.
La mancanza di dati disaggregati per la violenza subita dalle donne e la mancanza di dati sulla violenza subita dagli uomini è oltretutto un motivo culturale, perché non si aiuta ad informare a trecentosessanta gradi sulla violenza domestica».
Un’interpretazione aderente ai principi di diritto internazionale, punta ad una riconsiderazione del fenomeno della violenza, connesso ad un concetto più ampio di persona. Auspicando una lettura, dedicata all’analisi del fenomeno nel suo significato completo. Sottolineando la violenza, quale forte ingiustizia e violazione dei diritti e la libertà della persona a prescindere del soggetto cui si rivolga, in quanto persona.
Ed a priori, configurandola in un contesto di sviluppo interpersonale molto più complesso. In cui merita attenzione e cura per una svolta al contrasto alla violenza, per una ricerca approfondita di ogni fattore ed elemento, all’origine della degenerazione dei rapporti.

Guarda il video
Violenza anche sugli uomini in ambito domestico

Photo Free Pixabay
L’Avv.to Anna Marcone:
«La violenza sugli uomini in ambito domestico è un tema trasversale che risente di un dato culturale ed ideologico in generale.
Dietro c’è una rete a supporto delle donne; purtroppo e a volte trasformata in un vero e proprio business.
Pensiamo ai 45 milioni di euro delle ultime spese per il contrasto alle violenze femminili.
Nelle separazioni e all’interno delle relazioni nelle fasi conflittuali, a volte sono anche crisi invisibili.
Si crede importante di base, quindi, il contrasto all’ideologia.
Anche le istituzioni europee parlano di violenza domestica soltanto al femminile, nonostante il tessuto normativo e descrittivo non faccia distinzione di genere.
Ancora silente, la richiesta all’Eurostat come all’Istat dei dati confermati sulle violenze sugli uomini in ambito domestico.
Riteniamo che l’atteggiamento consolidato non tutela le stesse donne, prendendo lo spazio anche di quelle denunce che non sono reali.
Denunce pretestuose e strumentali che rallentano il compito della pubblica sicurezza.
E senza dati non si può far nulla per mettere in risalto un equilibrio ed un’analisi dei fattori».
Un’effettiva normativa sia per le donne sia per gli uomini
L’Avv.to Anna Marcone:
«Ma la stessa Convenzione, mette a disposizione un impianto normativo a tutela degli uomini come delle donne.
Ci sono già strumenti impliciti per il genere maschile, ma non si applica la Convenzione in modo integrale ed invece in senso univoco. Se la Convenzione si intendesse correttamente interpretata, dovrebbe prevedere le stesse forme di supporto per uomini e donne. Così la linea telefonica, come predisposta per le donne dovrebbe essere prevista per gli uomini.
Esistono invece centri per riabilitazione degli uomini violenti, ma non per le donne».
L’attenzione al fenomeno dell’estrinsecazione delle forme disparate della violenza, dovrebbe coinvolgere una meritevole attenzione alla persona.
Riconoscendo il valore delle relazioni umane e compiendo un passo di analisi maggiore verso dinamiche “malate” all’interno delle relazioni. In cui l’aggressività, nasce a partire da una modalità di comunicazione vicendevolmente errata. In cui i rapporti di dipendenza affettiva, ed un mancato riconoscimento dell’altro nel suo spazio di libertà in quanto persona perde ogni sua definizione.
L’intenzione di concepire il fenomeno della violenza, rispetto ad un impianto normativo sovranazionale riconoscibile per tutti, è finalizzato ad un’acquisizione più consapevole del fenomeno. Mirando ad una reale presa di coscienza: dalla genesi ed emersione del contesto, dove i fattori scatenanti non possono sintetizzarsi sempre in stesse logiche e dinamiche. Pensando come la radice da estirpare sia la violenza in sé.
Proiettando il contrasto alla violenza per un “risanamento relazionale“, consapevole dello sviluppo di analisi del fenomeno. Per il riconoscimento in una sana convivenza tra pari e negli stessi diritti.
Informazioni:
mail:sos@1523.it
Tel.:1523


