Dal Festival di Sanremo al Festival di Napoli o viceversa??
Intervista aperta al Maestro Massimo Abbate
Il Maestro Massimo Abbate:
“È Mogol nel 2017 già nostro testimonial. La musica napoletana ha di per sé una storia tutta sua, non nell’ambito solo folkloristico e territoriale.
Negli ultimi decenni per tanti motivi è stata messa da parte.
Napoli e la musica napoletana è stata discriminata, anche dal Nord Italia.
Che ha capito invece dopo l’importanza della musica napoletana.
Abbiamo due culture l’araba e la greca.
Nella prima siamo incomprensibili, come “gente di mercato”, nella greca siamo esseri pensanti.
Ma l’una non esclude l’altra, nell’araba c’è l’arte di arrangiarsi e nella greca di superare le tragedie.
Storiograficamente è riconosciuta del 1200 con i Frammenti del Basile, composte e cantate dalle donne.La canzone napoletana è femmina, ne è emblema “Il cantico della Lavandaie”.
Per esempio il Decamerone, e tutti i prodotti creativi di Boccaccio parlano della canzone napoletana, in un pubblico colto.
Il Festival e la canzone napoletana nasce a braccetto con quello di Sanremo, anche se Ernesto Murolo e Tagliaferri grande musicista, fecero Direttore artistico e musicale del Festival napoletano a Sanremo già nel 1930. Ma senza vincitori e né vinti.
Nata come attrazione dei giocatori napoletani dei Casinò di Montecarlo a Sanremo”.

Il Maestro Massimo Abbate
Il Maestro Massimo Abbate:
“Poi confluì nell’idea di un vero e proprio Festival di Napoli nel 1952.
Nel 1951 c’erano quattro cantanti al Festival di Sanremo, mentre a quello di Napoli erano venti tra cui anche quelli italiani. Aveva una determinata importanza e storicamente non secondo a Sanremo.
Ma finisce nel 1970, nonostante Sanremo ebbe periodi di crisi è sopravvissuto nel tempo diventando “festival” per antonomasia.
Il Festival di Napoli dal 2015 ha ripreso anche grazie al sottoscritto ininterrottamente, ed anche in tempo di Covid19 siamo andati avanti non smettendo alcuna edizione.L’ambiente napoletano del Festival non è puramente napoletano, ma da quelli che governano i mass media.
La canzone napoletana è un prodotto internazionale.Purtroppo a Napoli c’è un silente oscurantismo e ostracismo nei confronti del Festival.
Abbiamo dimostrato che invece in altri modo sono aperti portoni per riceverci con grande professionalità.
Mogol ne è un esempio lampante.In Umbria, mi sono trovato molto bene amando la cultura e la musica napoletana. Abbiamo ricevuto accoglienza e grande impegno.
La maggior parte degli artisti sono napoletani e giovani. Ma vengono anche dalla Sicilia, la Puglia o dall’estero come anni fa dall’Australia. Ma, vorrebbero vedere dai loro sforzi maggiore visibilità e seguito anche nelle radio. Ma anche le radio richiedono molti costi ed investimenti, così come le case discografiche“.

Festival di Napoli
Ci identifichiamo nello storico Festival della canzone napoletana dal 1952.
Il Maestro Massimo Abbate:
“Dopo dieci anni di lavoro ci è stato assegnato un marchio blindato, come Festival della canzone napoletana.
Aggiungiamo anche liric e new generation, la prima comporta la presentazione di brani antichi della canzone napoletana di fine 800 primi del 900, cantata da cantanti di formazione lirica che vengono dai conservatori.
Mentre la seconda parla di inediti interpretati dai giovani più bravi ed emergenti della canzone napoletana.
Ci teniamo a sottolineare come sia una identificazione unica, e la difendiamo legalmente per storia, e marchio.Siamo favorevoli ad un accordo di collaborazione ma che sia sensato e mirato ad una salvaguardia e qualificazione del Festival.
L’Orchestra del Conservatorio San Pietro Maiella perché per esempio non rimetterla in gioco. Rivalutazione del talento a tutto tondo.
Aggiungo e tengo a dire che il Festival era come un vecchio abbandonato sotto ad un ponte che stava morendo.
Lo ho preso, ripulito ed ha ripreso a vivere. E’ un Festival pulito, e c’è bisogno della serietà e capacità professionale necessaria per sostenerlo.
Deve essere il festival dei napoletani e di Napoli.
Per i media abbiamo contatti con la Rai ed un grande interprete della canzone napoletana.
Quindi attendiamo un grande direttore artistico e l’appoggio esterno di un grande autore come Mogol, con il quale abbiamo un rapporto eccellente”.
Autentiche e storiche fotografie del Festival di Napoli, offerte dal Maestro Abbate
Il Maestro Massimo Abbate:
“Ed il supporto dell’orchestra sopranominata e di artisti non vedenti bravissimi nel loro particolare talento.
Se riuscissimo ad avere fondi importanti sarebbe bello fare formazione. E con la “Phono type” , la più grande casa discografica napoletana se non la prima al mondo, storica ed importante. Recuperarla insieme alla creazione di una scuola, dove esaltare il “napoletano” vera e propria lingua.
I grandi autori ci hanno insegnato che si tratta di un’unica lingua cantata. Fare una scuola con musicisti e poeti, anche al cet di Mogol con master, oppure a Napoli al Teatro cui aspiro Triaton per corsi gratuiti di canto napoletano.
Trasmettendo ai giovani la pronuncia del cantato napoletano, ed il percorso scenico e musicale professionale sul palco.”





